Stay Away - Traduzione, 4 Aprile Santo Del Giorno, Alta Infedeltà Puntate Stagione 6, Prendere Fiato Sinonimo, Iqbal - Bambini Senza Paura Riassunto, Formazione Psg-bayern Monaco, La Civiltà Romana 5 Elementare, " />

guerra civile spagnola: cause

Quello del 1936-39 fu il quarto conflitto intestino in cento anni, e in questo periodo sul territorio spagnolo andarono a definirsi ragioni strutturali, sociali e politiche che con un processo graduale portarono a una divisione in due blocchi sociali grossolanamente antagonisti[8]. Non si può comunque negare che la maggior parte della cultura spagnola scelse la Repubblica: Max Aub, Ramón J. Sender, Pablo Picasso, Joan Miró, Luis Buñuel e María Zambrano solo per citarne alcuni, mentre dall'altra parte, a fianco a personalità mediocri come José María Pemán - futura colonna portante della cultura franchista - si affiancarono poeti e scrittori legati all'aristocrazia terriera come Manuel Machado, Eugeni d'Ors, Ramiro de Maeztu, Dionisio Ridruejo, Ernesto Giménez Caballero, Gonzalo Torrente Ballester e, tiepidamente, il pittore Salvador Dalí[134]. Nel mentre il resto della popolazione viveva in condizioni umili e di povertà: all'inizio del XX secolo la prospettiva di vita era di appena trentacinque anni, come ai tempi di Ferdinando e Isabella; l'analfabetismo era al 65%; due terzi della popolazione attiva (circa cinque milioni di persone) lavorava nei campi, dove le condizioni lavorative erano miserevoli, mentre industria e miniere fornivano solo il 18% dei posti di lavoro[15]. E non solo tra i più alti dirigenti repubblicani, come Companys, Julián Zugazagoitia, Francisco Cruz Salido e Juan Peiró, che, catturati nel 1940 dalla Gestapo nella Francia occupata furono consegnati a Franco e giustiziati, ma anche quadri intermedi e semplici militati, non soltanto comunisti, ma dei più diversi partiti, assieme a massoni e intellettuali[266]. La spietatezza programmatica che guidò l'azione annientatrice condotta nelle retrovie del fronte nazionalista ben si rifletteva - secondo lo storico Gabriele Ranzato - nelle parole del generale Mola quando diceva: «Una guerra di questa natura deve concludersi con il dominio del vincitore e lo sterminio totale e assoluto del vinto» o quando istruiva i suoi a «seminare il terrore [...] Dobbiamo creare un'impressione di dominio, eliminando senza scrupoli né esitazioni tutti coloro che non la pensano come noi»[86]. La nuova Repubblica ereditò una situazione di guerra sociale intermittente, i conflitti del periodo 1918-1921, il risentimento per la dittatura di Primo de Rivera e l'odio dei braccianti nei confronti dei magnati della terra covavano ancora sotto la cenere. L'attacco di Varela del 10 novembre lungo la Casa de Campo a ovest di Madrid fu respinto, con gravi perdite tra i nazionalisti, mentre il 15 novembre iniziarono i combattimenti all'arma bianca tra le Brigate internazionali e le truppe nordafricane nella Città universitaria. In realtà moltissimi repubblicani si rendevano conto che le uccisioni indiscriminate che contraddistinsero le prime settimane successive al golpe arrecavano un gran danno alla causa della Repubblica. Praticamente nessuno nel governo repubblicano credeva nella possibilità di difendere Madrid, nemmeno Caballero o lo stesso Miaja, che pensavano che la capitale sarebbe caduta in mano ai ribelli in meno di una settimana. L'Armata d'Africa in realtà aveva già notevolmente rallentato il suo passo, anche perché la Repubblica aveva iniziato a schierare uomini meglio addestrati, e già di per sé questo era un motivo più che sufficiente per premere su Madrid; invece il 25 settembre Franco ordinò a Varela (il nuovo comandante dell'Armata d'Africa) di dirigersi verso Toledo[151]. Il PCE fu assecondato da Negrín e da tutti coloro che condividevano l'idea che esso era lo strumento essenziale per salvare la Repubblica, ma occupare posti di rilievo significava spodestare gli altri partiti, e ciò creava rivalità, esacerbate dal fatto che la penetrazione nello Stato non corrispondeva nei successi militari promessi, così l'azione dei comunisti venne percepita soprattutto come il tentativo di instaurare un regime comunista, anche se Stalin e il Comintern non avevano tale proposito[197]. Ad esempio l'argomento sensazionalistico rimbalzato sulla stampa mondiale degli stupri commessi contro le suore non ha trovato riscontro nella storiografia successiva, se non in un caso. Azaña dunque si trovò sempre più dipendente dal partito socialista[32]. La Spagna del 1917 quindi si divise nettamente fra due gruppi ostili fra loro: da un lato operai e bracciati, dall'altro proprietari terrieri e industriali[17]. L'offensiva di Mola ebbe inizio il 31 marzo con il bombardamento delle città di Elorrio e di Durango, nelle retrovie del fronte, vennero sottoposte a violenti incursioni a ondate successive di bombardieri Ju 52 e S.M.81 partiti da Soria. Il 5 aprile cadde Lleida - nonostante la strenua resistenza offerta dagli uomini di Valentín Gonzáles ("El Campesino") - aprendo la via verso Barcellona, ma Franco, con grande disappunto dei suoi generali, preferì concentrare gli sforzi sul delta dell'Ebro e sull'area subito a meridione al fine di spezzare in due il territorio repubblicano. A livello internazionale la guerra civile spagnola riuscì a catalizzare all'istante le simpatie della sinistra e della destra in Europa e nelle Americhe, nonostante la storia della Spagna fosse rimasta costantemente slegata dal quella del continente nei secoli precedenti, per poi tornare una nazione periferica e isolata per tutta la durata del regime franchista. Questa volta Franco non ebbe bisogno di ricorrere ai rinforzi del nord per tamponare l'avanzata repubblicana, così mentre il 26 agosto Santander cadeva con i baschi che si arresero quasi senza combattere a una divisione del CTV, i nazionalisti poterono continuare la loro pressione nel Nord per l'avanzata finale verso le Asturie[191]. Con l'occupazione tedesca della Francia, migliaia di spagnoli esuli politici in Francia che non riuscirono a scappare all'estero, furono ingoiati dal sistema concentrazionario nazista, tra loro forse il più famoso fu Largo Caballero che morì nel 1944 a Mauthausen. Franco, che ormai poteva contare sulla leva di massa non dava importanza alle perdite e ordinò di continuare a spingere, e lentamente ma inesorabilmente le forze franchiste continuavano ad avanzare. Nonostante la capacità dei comunisti di monopolizzare o quasi la lotta, l'antifascismo fu il vero comun denominatore politico delle Brigate internazionali, nei reparti comunisti come in quelli che gravitavano attorno agli anarchici; la figura più rappresentativa dei volontari stranieri della prima ora fu certamente Carlo Rosselli, leader del movimento Giustizia e Libertà e fondatore assieme all'anarchico Camillo Berneri della Colonna Italiana (o Colonna Ascaso) - che fu protagonista dei primi scontri in cui furono protagonisti i volontari stranieri - e che divenne subito celebre per la sua frase «oggi in Spagna domani in Italia», a conferma della volontà degli antifascisti di combattere il fascismo in ogni luogo fosse necessario[138]. Il terreno si trasformò presto in fango impendendo a uomini e mezzi di avanzare, mentre gli aerei furono impossibilitati ad alzarsi in volo. Motivi politici a parte, intervengono anche cause sociali ed economiche, infatti la crisi economica del 1929 porta sull’orlo del baratro la popolazione, che chiede il ripristino del regime costituzionale. La vittoria dei fascisti spagnoli fu favorita dall’appoggio della Germania e dell’Italia. Nonostante tutto, dopo l'estate 1939 Franco mantenne sotto le armi quasi mezzo milione di uomini, in parte per avere a disposizione una forza repressiva, in parte perché sopravvalutava la propria importanza militare[259]. All'alba del 26 luglio Yagüe Blanco, che presidiava con le sue truppe marocchine l'ansa che l'Ebro descrive tra Fayón e Xerta, si accorse che durante la notte un grande esercito repubblicano aveva attraversato in più punti il fiume e fatto passare uomini, carri, artiglierie e veicoli motorizzati. Il neo-Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano si disse fin da subito favorevole ad appoggiare i nazionalisti, in quanto un intervento poteva costituire un mezzo per spingere la Germania a collaborare con il governo fascista, e dare inizio dunque ad un percorso che avrebbe portato ad un'alleanza fra le due dittature. Il maggiore Antonio Valejo Nágera, docente di psichiatria a Madrid, nel 1938 fondò un centro di indagine psicologica con 14 cliniche per studiare il «psiquismo del fanatismo marxista», che arrivò a conclusioni draconiane circa la prevenzione dal dissoluzione razziale dell'Hispanidad (ossia l'espressione utilizzata per indicare «l'uomo spagnolo» come espressione di razza superiore e strumento di Dio nella difesa della religione cattolica[272]). La cattura di Fanjul a Madrid e Goded a Barcellona furono un brutto colpo per gli insorti, anche se non del tutto imprevisto: entrambi sapevano di dover affrontare un compito di estrema difficoltà. L'epoca più violenta della storia dell'umanità, L'eclissi della democrazia. L'esito della battaglia fu infatti enormemente sanguinoso; i repubblicani persero 25.000 uomini, mentre i nazionalisti circa 20.000, ma il prezzo più alto fu pagato dalle inesperte Brigate internazionali: il contingente britannico venne praticamente annientato in un solo pomeriggio, assieme ad alcuni tra i migliori combattenti reduci della prima guerra mondiale a disposizione delle Brigate[173]. Guerra civile spagnola: Un drammatico conflitto che anticipa gli orrori della Seconda guerra mondiale.Da tempo intenzionati a rovesciare il governo d'impronta socialista, i nazionalisti fascisti danno inizio all'insurrezione con l'ammutinamento delle truppe di stanza in Marocco. Un primo segno di crollo morale si vide dopo la rotta di Teruel, quando si registrarono casi in cui l'esercito si ritirò senza combattere, e in seguito com e riflesso di una crescente sfiducia si fecero più frequenti casi di renitenza alla leva, soprattutto in Catalogna dove un numero sempre più rilevante di giovani preferì scappare sulle montagne o imboscarsi nelle città. Di fronte al rifiuto del militare e spaventato dalle manifestazioni di piazza che reclamavano la consegna di armi al popolo, anche Martinez Barrio rinunciò al mandato ricevuto[278]. In Galizia gli insorti presero Vigo e La Coruña solo dopo violenti combattimenti contro la popolazione disarmata, Oviedo fu presa con l'inganno, dato che il comandante militare della città Antonio Aranda prima si finse a fianco della Repubblica e dopo aver mandato i suoi uomini verso Madrid, si schierò con gli insorti consegnando la città ormai indifesa. Quando le truppe regolari si allontanavano da una località appena occupata, i falangisti (che divennero il braccio armato di Franco, con il compito di occuparsi della «pulizia politica») arrestavano e fucilavano sistematicamente migliaia di funzionari della Repubblica, dirigenti sindacali, politici di centro-sinistra, intellettuali, insegnanti, medici e chiunque fosse sospettato di essere un «rosso», un elettore della Repubblica o un massone, senza andare per il sottile. Dopo la morte di Mola, Franco poté dirigere le operazioni in totale autonomia, al comando di truppe che non avevano problemi né di insubordinazione né di disciplina. Ciò rende evidente che il regime franchista considerò questi concittadini come nemici al pari di stranieri, non diversamente da come li classificarono i nazisti[285]. Nel biennio successivo, che divenne noto come bienio negro, la politica spagnola subì una brutale trasformazione. Strategicamente Franco non colse l'apporto decisivo che la collaborazione tra blindati, aviazione e truppe di terra avrebbe potuto portare a una conclusione più rapida della guerra. I sindacati anarchici, soprattutto la Federación Nacional de Trabajadores de la Tierra (FNTT) e la CNT (sempre più egemonizzata dalla Federación Anarquista Ibérica - FAI, un'organizzazione segreta che si premuniva di mantenere la purezza ideologica del movimento) fuori dal governo, proclamarono decine di scioperi che spesso venivano repressi nel sangue. Le manifestazioni operaie per richiedere l'amnistia dei prigionieri politici del 1934 furono spesso accompagnate da disordini e atti vandalici contro le proprietà della Chiesa e dei ricchi, mentre i falangisti scorrazzavano nelle campagne e nelle città compiendo uccisioni e attentati, come quello a Largo Caballero e a Luis Jiménez de Asúa, che si salvarono[54]. Solo nel 1939, quando Bowers tornò a Washington, Roosevelt gli confessò: «Abbiamo commesso uno sbaglio; lei aveva visto giusto fin dal principio», mentre un eminente diplomatico statunitense Sumner Welles, ebbe a dire anni dopo: «Di tutte le nostre scelte politiche ciecamente isolazioniste, la più disastrosa fu l'atteggiamento che tenemmo verso la guerra civile spagnola»[117]. Dal 1936 i futuri partecipanti europei alla Seconda guerra mondiale cominciarono a scontrarsi direttamente o indirettamente l'uno con l'altro durante la guerra civile spagnola. Franco ne uscì indenne dato che la sconfitta ricadde interamente su Mussolini e ottenne un ridimensionamento del suo invadente alleato e la sostituzione di Roatta, il duce dal canto suo vide cadere l'aura di invincibilità sua e dei suoi soldati, mentre l'Europa antifascista vide con sollievo le forze mussoliniane impantanarsi nel fango spagnolo[175]. Per tutta l'estate la FNTT proclamò una serie di scioperi non violenti, e il nuovo ministro degli Interni Rafael Salazar Alonso non si lasciò sfuggire l'occasione per arrestare militanti liberali e di sinistra assieme a deputati socialisti. Questi messosi in contatto con il generale Emilio Mola, il principale artefice del golpe, fu informato dallo stesso che i cospiratori non intendevano neppure parlare di una soluzione pacifica, manifestando così la volontà di dare inizio a una spietata guerra civile se il golpe non avesse avuto pieno successo. Col passare del tempo, di fronte alla feroce repressione nazionalista, sempre più persone preferirono scappare sui monti per sfuggire alla violenza e continuare a vivere, dando inizio ad un fenomeno resistenziale di carattere soprattutto difensivo che può essere diviso in due fasi: la prima, il «periodo dei fuggitivi», e la seconda di carattere propriamente guerrigliero[272]. Nel 1923 vi fu il cinquantesimo colpo di stato (calcolati a partire dal 1814) attuato da Miguel Primo de Rivera che si avvalse dell�appoggio del re e del clero. Il radicale Lerroux, che ambiva al posto di Primo Ministro, venne escluso dall'incarico a causa della corruzione che caratterizzava il suo partito e irritato per questo, passò sul fronte delle destre. L'esercito nella zona repubblicana era in realtà un esercito dissolto, « [...] i soldati avevano abbandonato le caserme e quasi tutti se ne erano andati a casa [...] certo numero si unì alle colonne di volontari che, con capi improvvisati, andavano a combattere sui fronti» - scrisse Azaña - anche perché gran parte degli ufficiali effettivamente disponibili erano molti meno degli ufficiali di quelli semplicemente iscritti al ruolo, e mantenere la catena di comando risultò impossibile. E il 24 marzo a sua volta lasciò la Spagna assieme ad altri membri del partito diretto in Algeria[243]. Durante gli scontri un piccolo gruppo di operai e asaltos catturarono alcuni pezzi da 75 mm degli insorti, e fu proprio con una salva d'artiglieria che Goded fu convinto a uscire dal suo rifugio. Più cospicuo fu l’aiuto da parte dell’Urss e del Messico. Dal risultato delle urne la destra ne concluse che l'«accidentalismo» aveva fallito, e che la via più sicura per prendere il potere fosse quella «catastrofista»; l'esercito iniziò a complottare sul serio. Ma l'incapacità di Primo de Rivera di sfruttare l'andamento economico e costruire un sistema politico alternativo alla decrepita monarchia lo portarono ad alienarsi le simpatie dei borghesi che in origine l'avevano sostenuto. Il forte vento fece precipitare due dei dodici aerei, uno in mare e uno in territorio del Marocco francese, e a quel punto, nonostante Ciano negasse con forza l'evidenza, il coinvolgimento italiano divenne di dominio pubblico[104][105][N 4]. Via via le comunità nei campi si diedero un'impronta di vita civile, nel campo di Argelès-sur-Mer sorse un mercatino, un'osteria, e con discrezione funzionava un bordello, "la casa de la Sevillana", dove cinque prostitute avevano ripreso la vecchia professione, mentre molti rifugiati ricevevano dalle organizzazioni di aiuto repubblicane piccole somme in denaro, che molti integravano lavorando presso i francesi o vendendo oggetti di loro produzione, fatti con i materiali più disparati[245]. A metà mese arrivò inoltre la Legione Condor sotto il comando di Hugo Sperrle a dare man forte ai nazionalisti, ma il governo di Madrid in previsione della caduta della capitale, dal 6 novembre - a seguito di una riunione di gabinetto molto tesa - decise di trasferirsi a Valencia, e affidare la difesa della capitale a una Junta de Defensa presieduta dal generale José Miaja, mentre Azaña riparò a Barcellona[159]. Salazar Alonso aveva di fatto riportato la situazione delle campagne agli anni Venti[48]. Gli unici malumori erano creati dai comunisti, dei quali Negrín era considerato una creatura, che occupavano progressivamente i posti chiave dell'amministrazione e dell'esercito grazie a una politica perseguita dal Comintern - e attuata in Spagna da Palmiro Togliatti - che rendeva i comunisti i maggiori e più efficaci interpreti della linea di difesa a oltranza della Repubblica, e allo stesso tempo favoriva le accuse di assoggettamento della Spagna a Mosca, creando vagheggiamenti tra quanti speravano di arrivare a una pace di compromesso con Franco in nome dell'anticomunismo[214]. Probabilmente però la decisione che più di tutte consentì al regime di sopravvivere per molti anni fu la decisione di Franco di non entrare in guerra a fianco delle potenze dell'Asse. Il Caudillo si era così liberato di tutti coloro che tentavano di apporre il proprio marchio sul processo di unificazione delle forze nazionaliste, che ora sarebbe avvenuto unicamente sotto la sua leadership[201]. Il controllo dell'esercito da parte dei comunisti fu poi facilitato enormemente dalla politica del non-intervento che impedì alla Repubblica di acquistare armi sul mercato internazionale, dunque l'unico referente in questo campo divenne l'Unione Sovietica, che poté facilmente imporre le proprie decisione in campo militare alla Repubblica[280]. Per farlo però avevano bisogno dell'armata di Franco che ancora si trovava oltre lo Stretto di Gibilterra e aveva bisogno di un modo rapido per sbarcare in Spagna[72]. Il governo si trovò dunque in un bivio: accogliere le richieste delle classi inferiori espropriando le terre, creando il pretesto all'esercito per intervenire e rovesciare la Repubblica, oppure reprimere le agitazioni per tranquillizzare le classi abbienti e perdere il sostegno della classe operaia. Sulla carta dunque le forze contrapposte erano più o meno della stessa proporzione, tuttavia le forze nazionaliste potevano contare sulla decisiva totalità dell'Armata d'Africa - il fulcro dell'esercito spagnolo - integrata dai regulares, le temibili truppe marocchine comandate dai migliori ufficiali spagnoli - gli africanistas - tra i quali emerse rapidamente il generale Francisco Franco. Il terrore fu un'arma fondamentale nella conquista del potere da parte dei nazionalisti, Franco stesso aveva imparato in Africa a inculcare la fedeltà attraverso la paura, e quando si trovò a coordinare le operazioni militari di tutte le forze nazionaliste, diede molta importanza nell'eliminazione fisica di ogni militante di sinistra o presunto tale. Nel 1902 Alfonso XIII diviene re e rafforza l'alleanza della monarchia con clero La debolezza e l'indecisione del governo e dei suoi organi periferici trasferì il potere in mano a comitati cittadini che subito organizzarono loro milizie e questo anche per il grave errore del governo di sciogliere l'esercito e congedare le truppe, all'inizio della sollevazione, lasciando così il paese senza unità militari organizzate e senza l'infrastruttura indispensabile per una veloce ricostituzione delle forze armate. Ci volle del tempo prima che i campi profughi assumessero una parvenza di organizzazione, mentre diversi internati venivano reclutati da agricoltori della zona per i lavori agricoli, per cui potevano giornalmente uscire dai campi e ricevere un modesto salario. Ragioni politiche, ragioni di stato, il bene di quella stessa causa per cui avete offerto il vostro sangue con illimitata generosità, costringono alcuni di voi a tornare in patria, altri a prendere la via dell'esilio. Francisco Franco dà vita anche a un nuovo partito con tutti i gruppi di destra che correntemente lo appoggiano: nasce la Falange Nazionalista. Winston Churchill in un discorso alla Camera dei Comuni nel maggio 1944, mentre gli Alleati erano ancora impegnati ad abbattere il nazifascismo, aveva già tracciato l'atteggiamento che le potenze democratiche avrebbero mantenuto con Franco, affermando che «I problemi politici interni della Spagna sono affari degli spagnoli medesimi [...] Immagino che il nostro programma di rinnovamento del mondo non implichi un'azione militare contro qualsiasi governo la cui forma interna di amministrazione non sia conforme ai nostri ideali»[256]. Quest'ultimo riparò in Francia nel 1950; Facerías si rifugiò in Italia si rifugiò in Italia nel 1952 prima di tornare a Barcellona nel 1957 dove venne ucciso dalla polizia segreta franchista; mentre Llopart fu catturato e ucciso a Gerona nel 1960 e Capdevila subì la stessa sorte nel 1963[289]. Sulla costa settentrionale Santander venne assicurata alla Repubblica senza spargimento di sangue quando il 23º fanteria rifiutò di unirsi agli insorti, a Gijón l'insurrezione fallì grazie all'azione decisa dei portuali, mentre i baschi consapevoli del pericolo dei carlisti della Navarra, l'UGT e la CNT giocarono d'anticipo mantenendo il controllo di San Sebastián, Eibar e Bilbao, e i nazionalisti riuscirono ad impossessarsi solo di Vitoria[66]. Furono tutte mosse calcolate che permisero a Franco di emarginare i generali più ambiziosi, cosicché Kindelán fu inviato alle Baleari come governatore, luogo in cui avrebbe trovato molte difficoltà a cospirare contro Franco, mentre a Yagüe fu affidato un incarico nel quale difficilmente avrebbe avuto successo, rendendolo poco credibile come eventuale portabandiera per i falangisti. La situazione politica e sociale è molto tesa, e nel 1934, per reprimere i moti insurrezionali dei minatori, la legione straniera comandata dal “generalissimo” Francisco Franco interviene sul fronte dei rivoluzionari. L'esercito ribelle si trovò di fronte una vasta difesa miliziana, che seppur impreparata e male armata mobilitò una tale quantità di popolazione che le consentì di reggere l'urto nelle grandi città e di salvare due terzi del paese[277]. Solo alla fine di settembre si procedette alla militarizzazione delle milizie, primo passo per la costituzione di un esercito organizzato, iniziando a porre fine ad una situazione di caos generata dal fatto che ogni gruppo politico o sindacale disponeva di sue unità combattenti e le utilizzava secondo i propri disegni. Lo statuto di autonomia catalana fu poi un altro motivo di contrasto con l'esercito. Il nuovo governo attuò nuove riforme e ne confermò alcune di quelle avviate durante il periodo di governo provvisorio. Al di fuori di questi due partiti oligarchici era impossibile dare espressione a qualsiasi aspirazione politica. Politicamente, da parte repubblicana, la battaglia dell'Ebro fu quella che la Repubblica poté affrontare con le migliori condizioni dall'inizio della guerra; il governo Negrín aveva raggiunto il massimo dell'autorità dato che nessun centro di potere autonomo era rimasto in piedi nella zona repubblicana: con la caduta del Nord erano spariti il governo autonomo basco, la Junta di Santander e il Comitato sovrano delle Asturie; il Consiglio d'Aragona era stato sciolto e il governo catalano era ormai praticamente esautorato. Quiroga era un uomo debole e malato, e la sua unica soluzione agli scioperi e all'occupazione delle terre dei contadini, fu quella di inviare la Guardia Civil a difendere gli agrari.[55]. Ma l'armata stanziata in Africa ebbe bisogno di alcune settimane per trasferirsi sul territorio spagnolo, tempo in cui le forze repubblicane poterono coordinarsi e rinforzarsi; in tal modo l'alzamiento si trasformò in una logorante guerra civile che sconvolse il paese per quasi tre anni, fino al marzo 1939, quando Francisco Franco - che nel frattempo assunse la guida politica e militare di tutte le forze nazionaliste - entrò nella capitale Madrid, sancendo la fine della guerra civile e dando inizio a una feroce repressione politica che insanguinò la Spagna per molti anni[5]. La Guerra civile spagnola (1936-1939) nella storiografia jugoslava/slovena Avgust Le{nik «¡No pasarán!» (La Pasionaria)1 È risaputo come la Guerra civile spagnola – che durò ufficialmente 986 giorni (dal 17 luglio 1936 al 1 aprile 1939 Nel frattempo le Cortes si riunirono per dotare la Spagna di una nuova Costituzione, ma per sopravvivere la Repubblica avrebbe dovuto prima di tutto cercare un modo per aumentare i salari e diminuire disoccupazione. La riunione presieduta da Cabanellas si tenne il 21 settembre nei pressi di Salamanca, giorno in cui le truppe dell'Armata d'Africa entrarono a Maqueda, località dove la strada proveniente da sud si biforca inoltrandosi a nord verso Madrid e a est verso Toledo. [79] Alcalá Zamora, che non credeva alla fede democratica di Gil-Robles indisse nuove elezioni per il febbraio 1936, e Gil-Robles furente iniziò a sondare il terreno in vista di un colpo di Stato, contattando Fanjul, Goded, Varela e Franco, ma tutti risposero che l'esercito non era ancora pronto. Dunque, anche in seno al nuovo esercito repubblicano veniva riprodotta la dinamica dei commissari politici, che affiancarono il loro lavoro a quello dei commissari di guerra, ma questo non evitò che nel percorso di formazione del nuovo organo, il PCE perdesse peso politico. [53] Ma non tutti i volontari giunti in Spagna erano comunisti; nonostante la propaganda franchista - e successivamente quella anticomunista statunitense - ha spesso cercato di dipingere i volontari come semplici burattini di Mosca, questi in realtà erano soprattutto animati dall'idealismo della lotta contro il fascismo, e non erano al corrente dei crimini stalinisti in Unione Sovietica. Il successo della strategia «accidentalista» fu più che mai evidente e il «catastrofismo» fu temporaneamente accantonato[43]. I miti del franchismo rivisitati (e demoliti), Aerei militari della guerra civile spagnola, Guerra civile spagnola nella cultura popolare, Persone legate alla guerra civile spagnola, Occupazione della Bessarabia e della Bucovina settentrionale, Fine della seconda guerra mondiale in Europa, Bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, Persecuzione dei serbi durante la seconda guerra mondiale, Stupri durante l'occupazione del Giappone, Stupri durante l'occupazione della Germania, Stupri durante la liberazione della Francia, Stupri durante la liberazione della Polonia, Prigionieri di guerra giapponesi nella seconda guerra mondiale, Crimini nazisti contro i prigionieri di guerra sovietici, Manifesto degli intellettuali antifascisti, Partecipazione degli antifascisti italiani alla guerra civile spagnola, Tribunale speciale per la difesa dello Stato, Partito Socialista Italiano (massimalista), https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Guerra_civile_spagnola&oldid=117131291, Voci non biografiche con codici di controllo di autorità, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo, Vittoria dei nazionalisti e instaurazione della.

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